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Giovedì 23 maggio

"Wall in Progress" - Per il quarto progetto, appuntamento con la fotografia alla BLuorG

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Giovedì 23 maggio alle ore 20.30  sarà presentato il quarto progetto di “Wall in progress” progetto promosso dall’Associazione Culturale BLUorG di Bari e a cura di Marilena Di Tursi, con l’intervento di Rosa Ciano . Per tutti un muro con cui fare i conti. Un limite, un confine, un insormontabile impedimento o semplicemente una superficie. ‘Wall in progress’ nasce da qui, dall’idea che un gruppo di artisti potesse rapportarsi a una barriera con l’unico vincolo di utilizzarla a piacimento dinanzi un pubblico. Del resto, il titolo di questa rassegna è del tutto autoreferenziale ed è l’unica restrizione imposta ai sei selezionati. Giuseppe Abate, Pamela Campagna, Rosa Ciano, Luca Coclite, Chiara Gatto e Ferenz Kilian, ciascuno rappresentativo di un linguaggio, palesato e reso eloquente nel rapporto con l’inedito e sovradimensionato supporto, coincidente per l’occasione con lo spazio espositivo ‘tout court’. Ognuno degli artisti opera trasformando il muro in tempo reale, davanti agli ospiti durante la serata della vernice, un ‘work in progress’ o, per l’appunto, un ‘wall in progress’, i cui esiti diventano necessariamente imprevedibili. E’ visibile fino al successivo appuntamento quando viene cancellato e sostituito da un nuovo lavoro. Unica memoria dell’ operazione, un video, a testimonianza di un divenire creativo affidato ad un fatale palinsesto che sotterra e annulla il gesto dell’artista.

La fotografia non può essere in progress, per sua natura è legata ad un ‘hic et nunc ‘ che la costringe a consumarsi nel suo stesso accadere. Malgrado ciò, Rosa Ciano, quarta tra i convocati di ‘Wall in progress’, ha accolto la sfida e ha trasformato le sue immagini in epifanie rivelate da sincopati bagliori, agli occhi voraci del pubblico. Il muro resta bianco, come un osso, specifica l’artista, e su di esso  si dispongono le fotografie, preventivamente spalmate in sequenze, immagini realizzate in liquidi addensamenti di bianco/nero che deformano le identità fino a farne indefiniti ectoplasmi. La galleria è immersa in un buio interrotto da lampi di luce che illuminano le figure secondo un tempo scandito artificialmente da una strumentazione da discoteca. Lampi fugaci, generati da chiarori freddi e pulsanti, che consentono solo una parziale e intermittente messa a fuoco delle tracce visive e che impediscono una radicata sedimentazione dei segni.  Rivelazione e azzeramento, le due polarità su cui l’artista  insiste, affidate ad un regime cromatico minimalisticamente circoscritto al buio e alla luce, diventano veri e propri strumenti di indagine sui processi di visione. E allora i bianchi accecanti e i ritmati black-out,   sono la faccia di una stessa medaglia, ossia del tentativo vano di sottrarre all’oblio il veloce consumo delle immagini, in una paradossale e alterata modalità percettiva.

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