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Intervento di Luca Coclite

"Wall in progress" - Secondo appuntamento con l'arte alla BLUorG

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Lunedì 13 maggio alle ore 20.30 sarà presentato il secondo appuntamento di “Wall in progress”, progetto promosso dall’Associazione Culturale BLUorG di Bari e a cura di Marilena Di Tursi con l'intervento di Luca Coclite.

Per tutti un muro con cui fare i conti. Un limite, un confine, un insormontabile impedimento o semplicemente una superficie. ‘Wall in progress’ nasce da qui, dall’idea che un gruppo di artisti potesse rapportarsi a una barriera con l’unico vincolo di utilizzarla a piacimento dinanzi un pubblico. Del resto, il titolo di questa rassegna è del tutto autoreferenziale ed è l’unica restrizione imposta ai sei selezionati. Giuseppe Abate, Pamela Campagna, Rosa Ciano, Luca Coclite, Chiara Gatto e Ferenz Kilian, ciascuno rappresentativo di un linguaggio, palesato e reso eloquente nel rapporto con l’inedito e sovradimensionato supporto, coincidente per l’occasione con lo spazio espositivo ‘tout court’. Ognuno degli artisti opera trasformando il muro in tempo reale, davanti agli ospiti durante la serata della vernice, un ‘work in progress’ o, per l’appunto, un ‘wall in progress’, i cui esiti diventano necessariamente imprevedibili. E’ visibile fino al successivo appuntamento quando viene cancellato e sostituito da un nuovo lavoro. Unica memoria dell’ operazione, un video, a testimonianza di un divenire creativo affidato ad un fatale palinsesto che sotterra e annulla il gesto dell’artista.
Il muro come tutti i muri, d’altronde, è invadente, soverchiante, chiude lo spazio della galleria fino ad impedirne l’accesso, è un elemento di separazione tra un "al di qua", dove l’atto creativo è assente, e un "al di là" un territorio irraggiungibile, inesplorato, estraneo, ignoto e ogni volta diverso che riguarda invece l’espressione.

‘Wall frame’ è il titolo dell’intervento di Luca Coclite, artista e videomaker salentino. Per Coclite il muro è una separazione ma parallelamente anche uno schermo, un monitor sul quale proiettare la vita nel suo divenire, ‘just in time’. Il muro, nella fattispecie, supporta dei frame, estrapolati da immagini video, alterati nella originaria immaterialità e pertanto trasferiti sulla superficie mediante solide asticelle di legno. L’artista dunque annulla l’effimera consistenza dei frame e li converte in elementi plastici con un’operazione dal retrogusto concettuale che riporta l’arte alla sua antica identità di manufatto. Ciò che resta è una distorsione percettiva che costringe lo sguardo ad una messa a fuoco più teorica che visiva utile a riposizionare i confini tra reale e virtuale, a ripensare il rapporto tra il mondo e la sua rappresentazione. E se il monitor o qualsivoglia interfaccia rappresentano i confini oltre i quali immergersi nel virtuale, il muro di Coclite, paradossalmente, è il luogo dove dal virtuale si torna al reale. 
vera, in quanto soggetto, di un sapere o di un potere o di una storia. C'è invece un'interazione, che vuol dire in fin dei conti uno svolgimento o un riavvolgimento di tutte le azioni possibili. Nella realtà virtuale tutto è effettivamente possibile, ma la posizione del soggetto è pericolosamente minacciata, se non eliminata.

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