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L'intervista

A colloquio con il prof. Fischetti, "psicologo" nello sport e docente di Antonio Conte

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

 

Per saperne di più sull’importanza dei valori nello sport, nel contesto globale di crisi, per capire le difficoltà di approccio a questo mondo ed i motivi per cui alcuni atleti entrano in un tunnel di stress. IlSitodiBari ha così contattato il prof. Francesco Fischetti, docente universitario titolare della cattedra di Psicologia e di Teoria dell'Allenamento dell’Università di Bari ed insegnante presso l’Università di Foggia, autore di numerose opere nel campo della psicologia generale, sportiva e del lavoro. E in ultimo, ma non per importanza, insegnante di un allievo particolare, Antonio Conte, laureatosi con il massimo dei voti qualche anno fa presso l’I.S.E.F. di Foggia.    

Prof. Fischetti, quali sono i motivi che spesso inducono gli atleti a fare uso di sostanze dopanti e in che misura c’è una responsabilità degli allenatori?

Insegnare a vincere non serve a nulla e ciò non soltanto a mio parere, ma è stato dimostrato scientificamente. Chi allena per far conseguire la vittoria ai propri atleti, ottiene solo l’effetto indesiderato, aumentando per essi il rischio infortuni e creando un sovraccarico mentale che incide pesantemente anche sulla vita quotidiana dello sportivo. Questo tipo di istruttori dimostrano soltanto ignoranza, oltre a non sapere che riducono il loro numero di vittorie, inducendo i propri ragazzi al fenomeno dell’abbandono. E’ stato invece dimostrato che allargare la sfera dello sport ai concetti psico-pedagogici, evitando l’uso di sostanza dopanti, basandosi esclusivamente sulle capacità individuali o quelle del gruppo in questione, porti ad ottimizzare le prestazioni e proprie qualità. Ovviamente alcuni atleti, non otterranno  risultati nell’immediato, ma di sicuro otterranno dei risultati etici, di lealtà e che rafforza il loro status mentale. Dobbiamo impegnarci e prodigarci maggiormente, affinché si smetta di puntare con esaltazione esclusivamente alla prestazione.

Qual è quindi il suo messaggio per i giovani che si affacciano al mondo dello sport?

Rispetto delle regole e dell’avversario; fair-play. Tramite la psicologia e la pedagogia bisogna creare le condizioni di serenità per poter permettere agli atleti di esprimersi senza avere la preoccupazione e l’ansia da prestazione inculcata anche dai genitori. Mentre oggi giorno accade spesso il contrario, e la violenza quotidiana viene trasferita nello sport. Se diminuissero le tensioni di un contesto sociale complesso, trarremmo giovamento anche nel gioco sportivo. Lo sport è come una medicina curativa, se assunta nei giusti toni e termini, ne trai beneficio, se assunta invece in dosi eccessiva e spropositata rischi di farti male seriamente. A tal proposito, è fondamentale lavorare ed interagire uniti con le società,le varie federazioni e le scuole che devono supportare ed incentivare lo sport e dialogare costantemente con i genitori affinché abbiano meno aspettative.

Pantani e Pessotto sono due casi di ex atleti professionisti, entrambi affermati, che per diversi motivi hanno tentato il suicidio. Quali sono le sue considerazioni in merito?

Quando l’atleta arriva ad un gesto così esasperato, ma ciò vale anche nella società quotidiana in cui viviamo, è perché crede di non potercela più fare,sentendosi estraniato dalla società, di peso per la sua famiglia e per il contesto che lo circonda. Nello sport il doping, in determinati casi, è vissuto come una soluzione a tali problemi. Nel caso di Pantani, quando fu fermato dopo la tappa di Madonna di Campiglio, iniziò la sua parabola discendente, nel voler superare i limiti imposti dalla natura. La giustizia sportiva in quel caso lo fermò, ma come uomo non è riuscito ad uscire da quella “torbida tristezza” che lui stesso aveva definito in una lettera che fu ritrovata qualche mese prima della sua tragica morte. Il caso Pessotto è diverso, perché non c’è stata un assunzione di sostanze dopanti da parte del calciatore, ma motivi personali legati alla sua vita privata. In ogni caso le società devono essere sempre presenti e di aiuto. Per fortuna c’è stato un lieto fine e l’ex calciatore è ripartito alla grande ed ora è un dirigente di successo.  

Passando ai suoi di allievi, che ricordo ha di Antonio Conte?

A dire il vero frequentava poco  perché quando si iscrisse era già giocatore professionista. Ammetto che mi ha quasi commosso quando a Bari, in occasione di una conferenza dinanzi ad un pubblico di studenti disse: “Mi sarebbe piaciuto essere professore di educazione fisica”. La sua affermazione non era di circostanza, ma vera, anziché dire una frase scontata come quella di allenare la squadra che allena attualmente. Tuttavia, il suo spirito è quello di un tecnico in grado di saper approcciarsi con la squadra e di essere un modello educativo. Antonio ha quello spessore  tecnico che lo supporta e gli permette di barcamenarsi in ogni situazione: gli auguro veramente di raggiungere i successi che merita e di rimanere sempre così umile.

Quali le analogie tra il tecnico della Juve e Vincenzo Torrente?

L’allenatore del Bari è un buon “motivatore”, a prescindere dai risultati ottenuti sinora. La mia sensazione è confortata anche da quanto leggo dalle dichiarazioni dei suoi giocatori che evidenziano il suo carisma e il suo carattere. Ovviamente se sarà sempre supportato da uno staff all’altezza e dalla società, avrà successo.  

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