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Le conversazioni intercettate

Il pacco dei De Gennaro ad Emiliano: spigole ed ostriche

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

 

Gli imprenditori Vito, Gerardo e Daniele Degennaro hanno avuto una "forte influenza politica" all’interno delle formazioni politiche di maggioranza nel governo regionale e comunale" e "potevano contare sull'amicizia di diversi consiglieri e assessori della Giunta (comunale, ndr) con i quali intrattenevano numerosissime conversazioni telefoniche e riunioni con cadenza settimanale in cui discutere la linea politica del gruppo della Margherita". E' quanto è scritto nella richiesta di custodia cautelare (di 2448 pagine) sulla base della quale ieri il gip di Bari ha disposto l’arresto dei fratelli Daniele e Gerardo Degennaro, di due professionisti e di tre dirigenti comunali e regionali nell’ambito dell’inchiesta sulla realizzazione di rilevanti opere pubbliche dal 2004 in poi.

"Dal contenuto delle conversazioni intercettate – scrivono i pm Renato Nitti e Francesca Romana Pirrelli – emerge che i Degennaro potevano influenzare alcune decisioni politiche". Negli atti si ripercorre la natura dei rapporti tra i "più rilevanti politici" locali, tutti di centrosinistra, e i Degennaro ai quali "si aprono porte pur in mancanza di una immediata utilità per il pubblico ufficiale che quelle porte avrebbe dovuto tener chiuse". "E' questa la ragione per la quale non sono state contestate – annotano i pm -, in tutti i casi, specifiche ipotesi di reato nelle condotte di pubblici amministratori, ancorchè certamente sintomatiche di ampia disponibilità verso il gruppo Degennaro".

Dagli atti risulta che i Degennaro hanno avuto rapporti con il sindaco di Bari, Michele Emiliano, con il consigliere comunale Gaetano Anaclerio, con Massimiliano Vitale della segreteria provinciale del Pd, con l’assessore comunale Elio Sannicandro (il quale chiama Vito Degennaro, fratello di Daniele e Gerardo "grande capo"), con l’ex vicesindaco Emanuele Martinelli, con l’ex assessore comunale Antonio Decaro, ora capogruppo del Pd alla Regione Puglia (che avrebbe chiesto l'assunzione di un suo segnalato), con Antonio Ricco, ex factotum di Emiliano, con gli assessori comunali Ludovico Abbaticchio, Giovanni Giannini e con l’ex assessore Simonetta Lorusso. I soli che negli anni scorsi hanno ricevuto avvisi di garanzia sono Martinelli e Ricco, tutti gli altri invece - confermano fonti della procura – non sono indagati.

Nell’informativa della Guardia di finanza si evidenzia che il sindaco Emiliano, in occasione del Natale del 2007, ha ricevuto dai Degennaro "champagne, vino e formaggi, quattro spigoloni (grosse spigole, ndr), venti scampi, ostriche imperiali, cinquanta noci bianche, cinquanta cozze pelose, due chili di allievi (seppioline, ndr) locali di Molfetta e otto astici". Stesso pacco regalo – viene sottolineato – era stato inoltrato ad Onofrio Introna, attuale presidente del Consiglio regionale pugliese, a Tonino Ricco, al giudice Amedeo Urbano del Tar Puglia, all’ex assessore alla sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, ora senatore, a Gaetano Anaclerio e Ludovico Abbaticchio.

Per quanto riguarda il sindaco Emiliano negli atti vi è un’annotazione che riguarda una "richiesta di assunzione", andata a buon fine, di un giovane operaio. Non vi sono prove che la richiesta sia stata fatta dal primo cittadino poichè della circostanza parlano al telefono un dipendente dell’ufficio del personale dei Degennaro e un professionista che lavorava per il gruppo.

 

di Annalisa Pedone

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