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Solo Nichi Vendola chiama gli italiani “il popolo”

"Patria. Un'idea per il nostro futuro", il saggio dello storico Emanuele Conte

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

 

L’Italia soffre una crisi di identità, i cittadini non si riconoscono uniti, manca qualcuno che li faccia sentire un popolo come paradossalmente riesce alla Lega con i padani. Solo Nichi Vendola, rivolgendosi agli italiani li chiama “il popolo”, senza ricorrere a figure astratte. È la considerazione degli autori del pamphlet “Patria. Un’idea per il nostro futuro” (Garzanti, 176 pag. 14,60 euro) un saggio a quattro mani, firmato dallo storico Emanuele Conte e dal già presidente di Legambiente ed ora senatore PD Roberto Della Seta.

Proprio mentre si celebrano i 150 anni della nazione, si rafforza uno dei vizi più antichi e deleteri della politica italiana, la tendenza ad esaltare le “identità di parte”, un difetto comune alla Lega, alla destra e alla sinistra di oggi, come alla DC ed al PCI ieri. Così si divide, si perdono le forze. È un’ingegneria patriottica al rovescio, che tende a disconoscere l’unità. Per garantire i benefici della coesione nazionale, sottolineati in maniera incessante dal presidente Napolitano, al Paese servirebbe qualcuno disposto a farsi carico di esaltare la “coalizione” più grande: la patria italiana. Chi può caricarsi di questo impegno? La destra ne avrebbe i titoli storici ma non l’intenzione, stretta tra l'alleanza con la Lega separatista e il manicheismo berlusconiano (rosso o nero, liberali o comunisti, il partito dell'amore contro l'Italia dell'odio). “La sinistra ne avrebbe l'ambizione, ma per concretizzarla servirebbero gruppi dirigenti postcomunisti nella sensibilità e non solo nel nome. Restano a impersonare questa possibilità unificante singole figure: Fini, Veltroni, lo stesso Nichi Vendola che a dispetto di una rivendicata biografia comunista è il solo, tra i leader della sinistra italiana, a rivolgere la propria comunicazione politica non solo all'Italia di sinistra e nemmeno a entità astratte come la società o l'opinione pubblica, ma al popolo”.

Attraverso una riflessione storica e politica sul ruolo che il concetto di patria ha avuto nel Paese, tra storia e cultura, Conte e Della Seta sdoganano la stessa parola, diventata estranea, per ragioni ideologiche: abusata dal nazionalismo e bandita dal marxismo. E la proietta nel futuro, patria è una risorsa moderna al servizio dell'interesse comune degli italiani. “Dobbiamo ricominciare a sentirci una comunità”, che vuole impegnarsi in un progetto comune, “rifondare una identità collettiva fondata non su condizioni date - il sangue, il territorio, la lingua, la religione - ma su valori e obiettivi condivisi”

A Montecitorio, il 17 marzo 2011, nell’aprire le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, Napolitano ha sottolineato la necessità di un forte cemento nazionale unitario, non eroso da cieche partigianerie. “Non so quando e come accadrà, confido che accada – ha detto - convinciamoci tutti che questa è la condizione della salvezza comune, del comune progresso”.

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